Vincenzo Fresa

Vincenzo Fresa nato a Nocera Superiore ottantanove anni fa, la met dei quali spesi al servizio della scuola. A ventun anni vinceva il concorso magistrale fu il pi giovane maestro di ruolo della provincia di Salerno. Entrava cos dalla porta principale della scuola elementare, la fondamentale, che non volle mai lasciare nonostante che, laureato in lettere, avesse prima conseguito labilitazione allinsegnamento di Italiano, Latino, Storia e Geografia per le scuole medie di 1 e 2 grado e vinto, pi tardi, il concorso a cattedra di Italiano e Storia nellIstituto Magistrale.Nella scuola elementare ha percorso tutto ilCursus honorum insegnante, direttore didattico, ispettore tecnico regionale e centrale e dirigente superiore della Pubblica Istruzione. Ma Vincenzo Fresa per vocazione scrittore contrasse, come gli piace dire, la patologia della scrittura a diciassette anni, morbo che laccompagner fino alla conclusione dei suoi giorni.La vocazione letteraria potrebbe essere stata germinata nella penombra della coscienza da un particolare. A sei anni impar a leggere non sul cosiddetto sillabario, ma su un romanzo Il giro del mondo in 80 giorni di Giulio Verne.La fanciullezza di Vincenzo Fresa trabocca di letture il padre era un carradore costruiva i carri ma aveva una cultura letteraria enorme, e il futuro scrittore leggeva tutto quello che gli capitava sotto gli occhi, ossia gli incomparabili giornaletti degli anni 30, romanzetti tascabili e i due quotidiani che entravano ogni giorno nella famiglia.Aveva dodici anni quando si trov tra le mani un libro gualcito e con delle pagine strappate era La fuggitiva o Albertine scomparsa di Marcel Proust. Il nostro ragazzo legge il romanzo con lidentico interesse e piacere che gli d la lettura delle avventure di Flash Gordon e di Cino e Franco.Da allora, si susseguono senza posa le incursioni nella letteratura francese, da Turold a Mauriac, e in quella Russa, da Gogol a Gorkij. Nel frattempo approfondisce la conoscenza dei grandi classici italiani Dante, Boccaccio, Ariosto, Foscolo e, soprattutto, Giacomo Leopardi per lui, il pi grande poeta e pensatore italiano di ogni tempo.A meno di venti anni compie i primi tentativi di collaborazione alla terza pagina di importanti quotidiani. Intanto, ha gi scritto dei soggetti per unagenzia cinematografica che li esamina per conto di alcune case di produzione, soprattutto Hollywoodiane. Secondo lo scrittore, almeno uno di quei soggetti Lunico treno passa alle tredici, forse rimaneggiato, potrebbe essere stato utilizzato da una compagnia americana.Legge Il Capitale di Marx, i precursori della Rivoluzione bolscevica, quindi Lenin e Stalin. Seguono Freud e la cultura della psicoanalisi.Gli impegni professionali, gli studi universitari e quelli inerenti alla carriera, ed ancora il matrimonio con una cardiologa e la famiglia attenuano, ma non arrestano, la sua attivit di scrittore.Nel 1957 gli conferito un riconoscimento per la poesia, alla Terza Edizione del Premio Vallombrosa.A trentanni scrive e propone a Feltrinelli, quello che considerava, e considera ancora oggi, il suo migliore romanzo intitolato dapprima Luomo morto, viva luomo e, in seguito, Cenotafio. La morte di Gian Giacomo Feltrinelli, anche per le riserve di un autore di quella Casa Editrice, impedisce la pubblicazione del romanzo. Questo fu proposto a Rizzoli che pur considerandolo interessante, quasi uno scoop, dopo incertezze e riserve rinunci a pubblicarlo.Tra il 1968 e il 1969 pubblica per conto di Regione Letteraria il Tesoro di Via Casagrandeche ottiene un discreto successo di vendite e, anche, di popolarit, ma non di critica.Nel 1969 fonda Il Partito Nazionale Progressista, il quale per lattacco di critica radicale al sistema politico e alla oligarchia travestita in democrazia finisce per trovarsi tutti contro e ha unesistenza breve e tempestosa.Continua a scrivere e nascono altre decine di romanzi, tra cui Efectos per paidon e la Sindrome di Saul che, pubblicato con il gruppo editoriale dellEspresso, stato ristampato dalla Ke.Da.Na.Nel 2016 la Casa Editrice Paguro pubblica il romanzo La breve giornata di Diego Muscariello per il quale a Fresa stato conferito il premio speciale per la narrativa nella XIIEdizione del Premio Nazionale Borgo Arbori. A proposito di questo romanzo lautore tiene a precisare che esso non un saggio di antropologia culturale, non un assemblaggio romanzato di cronache nere e giudiziarie, non neppure una storia di malavita, ma la storia di una vita paradigmatica degli aspetti pi atroci e perversi della condizione umana.In questo periodo lautore sta portando avanti un ampio saggio storico che ha per tema centrale lEuropa, le sue radici, gli eventi e i fenomeni storici che, in venti secoli ne hanno determinato lo sviluppo, la grandezza, la potenza e il declino.Come scrivere un libro, suggerimenti utili per la realizzazione di un libro e su come scrivere, valutare, pubblicare e promuovere un prodotto editoriale - libro. Pubblicare un libro un processo alquanto lungo che richiede unadeguata preparazione settoriale nel campo delleditoria. Vediamo insieme come scrivere un libro. Tutto ha inizio con unidea che un autore o scrittore decide di sviluppare e dalla quale spera di ricavarne un volume logicamente organico da poter presentare a un editore affinch lo possa prendere in considerazione e pubblicare. Terminata lopera, lo scrittore esordiente ha di fronte a s tre potenziali prospettive dazione lautopubblicazione self publishing in inglese essere editori di s stessi, la pubblicazione a pagamento presso editori o case editrici a pagamento o la pubblicazione gratuita sulla base di una volont dimpresa e di assunzione di rischio di un editore che valuta e giudica lopera potenzialmente appetibile per un determinato core target di potenziali lettoricompratori.

 
 
 
 
 
 
 
 
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200-285
Vincenzo Fresa

Vincenzo Fresa è nato a Nocera Superiore ottantanove anni fa, la metà dei quali spesi al servizio della scuola. A ventun anni vinceva il concorso magistrale (fu il più giovane maestro di ruolo della provincia di Salerno). Entrava così dalla porta principale della scuola elementare, la fondamentale, che non volle mai lasciare nonostante che, laureato in lettere, avesse prima conseguito l’abilitazione all’insegnamento di Italiano, Latino, Storia e Geografia per le scuole medie di 1° e 2° grado e vinto, più tardi, il concorso a cattedra di Italiano e Storia nell’Istituto Magistrale.

Nella scuola elementare ha percorso tutto il”Cursus honorum”: insegnante, direttore didattico, ispettore tecnico regionale e centrale e dirigente superiore della Pubblica Istruzione. Ma Vincenzo Fresa è per vocazione scrittore: contrasse, come gli piace dire, la patologia della scrittura a diciassette anni, morbo che l’accompagnerà fino alla conclusione dei suoi giorni.

La vocazione letteraria potrebbe essere stata germinata nella penombra della coscienza da un particolare. A sei anni imparò a leggere non sul cosiddetto sillabario, ma su un romanzo: “Il giro del mondo in 80 giorni” di Giulio Verne.

La fanciullezza di Vincenzo Fresa trabocca di letture: il padre era un carradore (costruiva i carri) ma aveva una cultura letteraria enorme, e il futuro scrittore leggeva tutto quello che gli capitava sotto gli occhi, ossia gli incomparabili “giornaletti “ degli anni 30, romanzetti tascabili e i due quotidiani che entravano ogni giorno nella famiglia.

Aveva dodici anni quando si trovò tra le mani un libro gualcito e con delle pagine strappate: era “La fuggitiva” (o “Albertine scomparsa”) di Marcel Proust. Il nostro ragazzo legge il romanzo con l’identico interesse e piacere che gli dà la lettura delle avventure di “Flash Gordon” e di “Cino e Franco”.

Da allora, si susseguono senza posa le incursioni nella letteratura francese, da Turold a Mauriac, e in quella Russa, da Gogol a Gorkij. Nel frattempo approfondisce la conoscenza dei grandi classici italiani: Dante, Boccaccio, Ariosto, Foscolo e, soprattutto, Giacomo Leopardi (per lui, il più grande poeta e pensatore italiano di ogni tempo).

A meno di venti anni compie i primi tentativi di collaborazione alla terza pagina di importanti quotidiani. Intanto, ha già scritto dei soggetti per un’agenzia cinematografica che li esamina per conto di alcune case di produzione, soprattutto Hollywoodiane. Secondo lo scrittore, almeno uno di quei soggetti “L’unico treno passa alle tredici”, forse rimaneggiato, potrebbe essere stato utilizzato da una compagnia americana.

Legge “Il Capitale” di Marx, i precursori della Rivoluzione bolscevica, quindi Lenin e Stalin. Seguono Freud e la “cultura” della psicoanalisi.

Gli impegni professionali, gli studi universitari e quelli inerenti alla carriera, ed ancora il matrimonio con una cardiologa e la famiglia attenuano, ma non arrestano, la sua attività di scrittore.

Nel 1957 gli è conferito un riconoscimento per la poesia, alla Terza Edizione del Premio Vallombrosa.

A trent’anni scrive e propone a Feltrinelli, quello che considerava, e considera ancora oggi, il suo migliore romanzo intitolato dapprima “L’uomo è morto, viva l’uomo” e, in seguito, “Cenotafio”. La morte di Gian Giacomo Feltrinelli, anche per le riserve di un autore di quella Casa Editrice, impedisce la pubblicazione del romanzo. Questo fu proposto a Rizzoli che pur considerandolo interessante, quasi uno scoop, dopo incertezze e riserve rinunciò a pubblicarlo.

Tra il 1968 e il 1969 pubblica per conto di Regione Letteraria il “Tesoro di Via Casagrande”che ottiene un discreto successo di vendite e, anche, di popolarità, ma non di critica.

Nel 1969 fonda Il Partito Nazionale Progressista, il quale per l’attacco di critica radicale al sistema politico e alla “oligarchia travestita in democrazia” finisce per trovarsi tutti contro e ha un’esistenza breve e tempestosa.

Continua a scrivere e nascono altre decine di romanzi, tra cui “Efectos perì paidon” e la “Sindrome di Saul” che, pubblicato con il gruppo editoriale dell’Espresso, è stato ristampato dalla Ke.Da.Na.

Nel 2016 la Casa Editrice Paguro pubblica il romanzo “La breve giornata di Diego Muscariello” per il quale a Fresa è stato conferito il premio speciale per la narrativa nella XIIEdizione del Premio Nazionale “Borgo Arbori”. A proposito di questo romanzo l’autore tiene a precisare che esso non è un saggio di antropologia culturale, non è un assemblaggio romanzato di cronache nere e giudiziarie, non è neppure una storia di malavita, ma la storia di una vita paradigmatica degli aspetti più atroci e perversi della condizione umana.

In questo periodo l’autore sta portando avanti un ampio saggio storico che ha per tema centrale l’Europa, le sue radici, gli eventi e i fenomeni storici che, in venti secoli ne hanno determinato lo sviluppo, la grandezza, la potenza e il declino.

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