Come scrivere un saggio di filosofia

Scrivere un saggio o un articolo di filosofia una cosa che comunemente non accade.Per tanto, si ritiene sia una cosa daspecialistie quindi di specialisti. Ma, occorrerebbe piuttosto distinguere e, in primis, che cosrsquo ldquofilosofiardquo da che cosrsquo ldquofare filosofiardquo.Se la filosofia ldquoamore per la sapienzardquo dal greco anticophiiotalambdaomicronsigmaomicronphi943alpha, philosopha, composto di phiiotalambdaepsilon8150nu philen, amare, e sigmaomicronphi943alpha sopha, sapienza, ossia amore per la sapienza, allora non vero e quindi assolutamente falso che la filosofia sia nata in Grecia agli albori del primo millennio a.C. Infatti, la filosofia risale piuttosto alla necessit per lrsquoessere umano di capire se stesso e la realt circostante un percorso ininterrotto, che ha origine dallaLucyprimordiale, cos come a esempio rappresentata, ai giorni nostri, dal cineasta francese Luc Besson.Non a caso e infatti mai qualcosa accade per caso nel regno della linguistica, ldquocapirerdquo in latino dettointelligereed un verbo transitivo che indica quindi unrsquoazione specifica tramite lrsquointelletto dellrsquouomo su ci che genericamente potremmo definire la ldquonaturardquo delle cose, e, tra queste, lrsquouomo stesso.Per tanto, la filosofia costituirebbe gi di per s un fare filosofia. E quindi, semplificando, unrsquoarte. E, in modo siffatto, si potrebbe anche spiegare perchscrivere un articolo di filosofia una cosa che comunemente non accade.Ma che non sia esattamente cos, a me pare piuttostoevidente. E cio che, essendo unrsquoarte, essa sia praticata soltanto da alcuni che abbiamo definito ldquospecialistirdquo. Sul punto, il filosofo tanto bistrattato - per i suoi effettivi trascorsi nazisti - Martin Heidegger 1889-1976 potrebbe invece guidarci fino al disvelamento e alla ricomposizione del principio ldquoinizialerdquo che tiene indissolubilmente unito lrsquouomoe ognicosa vivente allatecnica.Lrsquoerrore, perch sovente ancora questo che oggi accade, comportarsi ldquocome se lsquola tecnicarsquo e lsquolrsquouomorsquo fossero due lsquograndezzersquo e due cose in s l presenti, come se cio il modo in cuilrsquoessere stesso appare e si sottraenon avesse gi deciso circa lrsquouomo e la tecnica, vale a dire circa il rapporto fra lrsquoente e lrsquouomo, dunque la mano e la parola, nonch il loro dispiegamento essenzialerdquo.E quindi, in fine, ecco svelato lrsquoarcanoOpera una distinzione. Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo ldquospazio che mediante tale distinzione viene separato o divisordquo. Questa - in realt e quindi oltre che postulato, dal quale originariamente fare filosofia -, la prima regola dellalogicacos come rappresentatadal matematico, consulente drsquoingegneria,psicologo,consulente educativo, medico, consulentepsicoterapeura, autore epoeta,George Spencer Brown 1923-2016. Lo ldquospazio dellrsquoessererdquo del quale qui invece siamo chiamati a discutere dunque ldquolo spazio della filosofiardquo e plausibilmente dello ldquoscrivere un articolo di filosofiardquo.Ersquo pertanto opinione comune, anche in tal caso, che si tratti di scrivere intorno allaveritofalsitdi unrsquoargomentazione. Ma, chi potrebbe negare che scrivere logicamente di unrsquoesperienza non sia di per s fare filosofia. Il termine ldquoveritrdquo, cos come lrsquointendiamo oggi, nel greco antico non esisteva. Il termine di confronto piuttosto7936lambda942thetaepsiloniotaalpha, termine con il quale, nellrsquoambito di un rapporto dialogico tra due o pi soggetti, uno tra questi descriveva allrsquoaltroi lrsquoesperienza personale propriamente vissuta.Rispetto allrsquoanalisi qui richiesta, irrompono immediatamente due altri elementi, oltre lospazioe lrsquointelletto, e cio iltempoe lanarrazionee, nellrsquoambito di questrsquoultimo ma non ultimo elemento, anche utile ricordare come i latini sostenessero piuttostoverba volant scripta manent. E tuttavia, un altro elemento, della rappresentazione, che prende il sopravvento, quelquidche laldquocosardquo, ovvero se stessa e non unrsquoaltra. In modo approssimativo, e quindi non-coerentecfr. KurtGdel 1906-1978, quelprincipio diidentitin base al quale, nella Grecia di Anassimandro, nata la filosofia poi definita ldquoclassicardquo.E cos, siamo giunti al punto di fornire qualche pi che modesta indicazione, speriamo utile.Un articolo di filosofia sia frutto essenzialmente dellrsquoesperienza di chi scrive, di quanto vissuto in maniera diretta o indiretta attraverso studi e approfondimenti. Sia inoltre una rappresentazione argomentativa logico-causale, basata sulla concatenazione di elementi e proposizioni nodi che giungono a dare forma allrsquointero discorso. E ancora, sia una rappresentazionequasievidente che combatta lrsquousura del tempo e attiri a s il lettore.Attirare a s il lettore, unrsquoesperienza che comunemente non accade a chi scrive di filosofia. Accade molto pi facilmente, a esempio, con un romanzo. Ma, chi avr il coraggio di negare che la filosofia non sia stata il romanzo dei ldquograndirdquo filosofi O, permettetemi unrsquoultima annotazione, di tutti coloro che, in base alla definizione ancora di Heidegger, sono stati in particolare, Parmenide sono e saranno i ldquopensatori inizialirdquoCredetemi, nrsquo valsa e ne vale davvero la pena.di Angelo GiubileoCome Scrivere un Libro, la Casa Editrice Edizioni Paguro un'Associazione Culturale e Casa Editrice con sede a Mercato San Severino in provincia di Salerno che nasce con lo scopo di praticare e propagandare tutte Ie attivit di natura culturale ed intellettuale legate al tessuto sociale, culturale, artistico ed economico. Edizioni Paguro cura la redazione e I'edizione di libri, testi e riviste che trattano ogni campo del sapere, tanto umanistico quanto scientifico. Pubblica volumi di carattere accademico e non in materia di arte, diritto, economia, filosofia, sto ria, politica, sociologia, antropologia, letteratura, narrativa, poesia, matematica, fisica, biologia e molto altro ancora. Edizioni Paguro si impegna a promuovere, pubblicizzare, distribuire e commercializzare i diversi prodotti e servizi di natura editoria le e non realizzati e erogati per mezzo di una rete ben strutturata di canali tradizionali, reti informatiche e telematiche. All'editoria tradizionale, Edizione Paguro affianca, su esplicita commissione dei propri autori, una serie di attivit e servizi correlati quali marketing d'auto re, produzione di materiale promozionale segnalibri customizzati, bigliettini da visita, locandine, manifesti ecc., organizzazione diretta eo indiretta di manifestazioni, convegni, dibattiti, seminari e corsi di formazione e di studio per enti pubblici eo privati, con mostre ed esposizioni di ogni genere. 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Come scrivere un saggio di filosofia
Scrivere un saggio o un articolo di filosofia è una cosa che comunemente non accade.
Per tanto, si ritiene sia una cosa da specialisti e quindi di specialisti. Ma, occorrerebbe piuttosto distinguere e, in primis, che cos’è “filosofia” da che cos’è “fare filosofia”.
Se la filosofia è “amore per la sapienza” (dal greco antico φιλοσοφία, philosophía, composto di φιλεῖν (phileîn), "amare", e σοφία (sophía), "sapienza", ossia "amore per la sapienza"), allora non è vero e quindi è assolutamente falso che la filosofia sia nata in Grecia agli albori del primo millennio a.C. Infatti, la filosofia risale piuttosto alla necessità per l’essere umano di capire se stesso e la realtà circostante; un percorso ininterrotto, che ha origine dalla Lucy primordiale, così come a esempio rappresentata, ai giorni nostri, dal cineasta francese Luc Besson.
Non a caso (e infatti mai qualcosa accade per caso nel regno della linguistica), “capire” in latino è detto intelligere ed è un verbo transitivo che indica quindi un’azione specifica (tramite l’intelletto) dell’uomo su ciò che genericamente potremmo definire la “natura” delle cose, e, tra queste, l’uomo stesso.
Per tanto, la filosofia costituirebbe già di per sé un fare filosofia. E quindi, semplificando, un’arte. E, in modo siffatto, si potrebbe anche spiegare perché scrivere un articolo di filosofia è una cosa che comunemente non accade.
Ma che non sia esattamente così, a me pare piuttosto evidente. E cioè che, essendo un’arte, essa sia praticata soltanto da alcuni che abbiamo definito “specialisti”. Sul punto, il filosofo tanto bistrattato - per i suoi effettivi trascorsi nazisti - Martin Heidegger (1889-1976) potrebbe invece guidarci fino al disvelamento e alla ricomposizione del principio “iniziale” che tiene indissolubilmente unito l’uomo (e ogni cosa vivente) alla tecnica.
L’errore, perché sovente è ancora questo che oggi accade, è comportarsi “come se ‘la tecnica’ e ‘l’uomo’ fossero due ‘grandezze’ e due cose in sé lì presenti, come se cioè il modo in cui l’essere stesso appare e si sottrae non avesse già deciso circa l’uomo e la tecnica, vale a dire circa il rapporto fra l’ente e l’uomo, dunque la mano e la parola, nonché il loro dispiegamento essenziale”.
E quindi, in fine, ecco svelato l’arcano: Opera una distinzione. Chiamala prima distinzione. Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo “spazio che mediante tale distinzione viene separato o diviso”. Questa - in realtà e quindi oltre che postulato, dal quale originariamente fare filosofia -, è la prima regola della logica così come rappresentata dal matematico, consulente d’ingegneria, psicologo, consulente educativo, medico, consulente psicoterapeura , autore e poeta , George Spencer Brown (1923-2016).
Lo “spazio dell’essere” del quale qui invece siamo chiamati a discutere è dunque “lo spazio della filosofia” e plausibilmente dello “scrivere un articolo di filosofia”.
 
E’ pertanto opinione comune, anche in tal caso, che si tratti di scrivere intorno alla verità o falsità di un’argomentazione. Ma, chi potrebbe negare che scrivere logicamente di un’esperienza non sia di per sé fare filosofia. Il termine “verità”, così come l’intendiamo oggi, nel greco antico non esisteva. Il termine di confronto è piuttosto ἀλήθεια, termine con il quale, nell’ambito di un rapporto dialogico tra due o più soggetti, uno tra questi descriveva all’altro/i l’esperienza personale propriamente vissuta.
 
Rispetto all’analisi qui richiesta, irrompono immediatamente due altri elementi, oltre lo spazio e l’intelletto, e cioè il tempo e la narrazione e, nell’ambito di quest’ultimo ma non ultimo elemento, è anche utile ricordare come i latini sostenessero piuttosto verba volant scripta manent. E tuttavia, è un altro elemento, della rappresentazione, che prende il sopravvento, quel quid che è la “cosa”, ovvero se stessa e non un’altra. In modo approssimativo, e quindi non-coerente (cfr. Kurt Gödel 1906-1978), quelprincipio di identità in base al quale, nella Grecia di Anassimandro, è nata la filosofia poi definita “classica”.
 
E così, siamo giunti al punto di fornire qualche più che modesta indicazione, speriamo utile.
 
Un articolo di filosofia sia frutto essenzialmente dell’esperienza di chi scrive, di quanto vissuto in maniera diretta o indiretta (attraverso studi e approfondimenti). Sia inoltre una rappresentazione argomentativa logico-causale, basata sulla concatenazione di elementi e proposizioni (nodi) che giungono a dare forma all’intero discorso. E ancora, sia una rappresentazione quasi evidente; che combatta l’usura del tempo e attiri a sé il lettore.
 
Attirare a sé il lettore, è un’esperienza che comunemente non accade a chi scrive di filosofia. Accade molto più facilmente, a esempio, con un romanzo. Ma, chi avrà il coraggio di negare che la filosofia non sia stata il romanzo dei “grandi” filosofi? O, permettetemi un’ultima annotazione, di tutti coloro che, in base alla definizione ancora di Heidegger, sono stati (in particolare, Parmenide) sono e saranno i “pensatori iniziali”?
 
Credetemi, n’è valsa e ne vale davvero la pena.

[di Angelo Giubileo]
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