Gaetano Salvemini ed Edmondo De Amicis. Dalla Buona Scuola alla Buona Politica

Il lavoro di Nigro sulla figura di Gaetano Salvemini giunge, con un tempismo certamente non calcolato, in una fase storica in cui lrsquoItalia si trova a vivere, senza troppa consapevolezza, una crisi di identit che colpisce esattamente i grandi nervi cui il pensatore pugliese ha dedicato i suoi sforzi scuola, politica, e democrazia.Nigro descrive con ordine matematico e lessico contestuale lrsquoevoluzione del pensiero salveminiano, prendendo le mosse dalla questione pedagogica di questa si cura lrsquoaspetto pi finemente politico, con passaggi sostanziali sul principio di laicit come pietra angolare dellrsquoistruzione ...per Salvemini ndash analizza Nigro ndash era necessario costruire una scuola laica che non si esaurisse per in un laicismo avalutativo, significante neutralit politica e religiosa, ma che svolgesse un ruolo di trasmissione e proposizione di un nuovo quadro assiologico, nel rispetto dellrsquoautonomia intellettuale del discente occorreva cio creare una scuola educatrice di forti e liberi pensieri.Sfogliando le pagine dellrsquoopera, di facile e gradevole lettura, riconosco i tratti di una formazione politica approfondita che mi sento di omaggiare suggerendo allrsquoautore una riflessione sul contesto storico in cui Salvemini maturava le proprie teorie sulla laicit dellrsquoistruzione, e fornendo un confronto, spero non troppo ardito, con quanto svolto su altri fronti da Edmondo De Amicis, autore che precede di pochi decenni Salvemini, e che per certi versi ne influenza la crescita.Entrambi approdati a visioni politiche di stampo socialista, seppur attraverso sentieri diversi, i due pensatori sono indubbiamente figli del Risorgimento italiano, intriso di quella laicit pura e di progresso che aveva caratterizzato le rivoluzioni francese e americana, e che in una Italia in gestazione aveva assunto la forma nobile e retorica del pensiero mazziniano, cui lo stesso Salvemini ha dedicato importanti opere edite nei primi lustri del novecento.Lo spirito eroico e la tensione morale del risorgimento assumono accenti nazionalistici nellrsquoopera di De Amicis ed in particolare in quello che il suo scritto pi celebre, ldquoCuorerdquo pubblicato per Treves nel 1886, dove sono ripetuti, con evidente fine pedagogico, i richiami ai grandi temi della famiglia, dellrsquoamor patrio, della convivenza anche affettiva fra ceti diversi, dellrsquouguaglianza e, dunque, della laicit, talvolta ornata di sfumature anticlericali ed antidogmatiche, ampiamente giustificate dal clima di ostilit fra il neonato Regno drsquoItalia ed il magistero papale di Pio IX, dopo la presa di Roma del 1870.Lrsquolite intellettuale del tempo aveva dunque il compito, non necessariamente dichiarato, di riflettere sulla formazione di una nuova cittadinanza, sui famosi italiani ldquoda farerdquo dopo aver fatto lrsquoItalia, con tanta fatica e digeriti compromessi.Lrsquoinfluenza dei tempi e del clima descritti non possono quindi essere estranei a Salvemini, che recupera certamente lrsquoenfasi del pensiero laico distribuita da De Amicis, e che con pragmatismo azionista traduce nellrsquoorganizzazione della Federazione Nazionale Insegnanti Secondari, prima, e nei progetti di riforma del sistema scolastico, poi.La lettura di Nigro nitida e lucida, e mette insieme pensiero pedagogico e visione politica, il cui risultato, per mezzo ...dellrsquoelevazione morale e materiale delle masse, non pu che essere lrsquoevoluzione della partecipazione del popolo alla vita pubblica, nel solco di un democrazia diffusa che, paradossalmente, di l a breve avrebbe incontrato la pi brusca interruzione a favore di un nuovo credo che traduceva lrsquoistruzione in dottrina.Mi fermo qui, indirizzando un interrogativo provocatorio allrsquoamico Giovanni Nigro a cui domando se e quanto, scrivendo queste utili pagine nellrsquoanno 2017, abbia ascoltato la disarmonia di riflessioni che i pi presumono anacronistiche nel tempo del cosiddetto pensiero breve.Conosco gi la sua risposta, e lo ringrazio per averci donato questo lavoro fatto di articolazioni di pensieri composti, che andrebbero iniettate a dosi massicce nelle vene delle nuove generazioni perch non si celi dietro un relativismo di maniera, una sostanziale pigrizia intellettuale, fonte riconosciuta di dissolutezza morale e anticamera delle dimenticate prigioni della libert.di Vincenzo CoppolaCome Scrivere un Libro, la Casa Editrice Edizioni Paguro un'Associazione Culturale e Casa Editrice con sede a Mercato San Severino in provincia di Salerno che nasce con lo scopo di praticare e propagandare tutte Ie attivit di natura culturale ed intellettuale legate al tessuto sociale, culturale, artistico ed economico. 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Gaetano Salvemini ed Edmondo De Amicis. Dalla Buona Scuola alla Buona Politica!

Il lavoro di Nigro sulla figura di Gaetano Salvemini giunge, con un tempismo certamente non calcolato, in una fase storica in cui l’Italia si trova a vivere, senza troppa consapevolezza, una crisi di identità che colpisce esattamente i grandi nervi cui il pensatore pugliese ha dedicato i suoi sforzi: scuola, politica, e democrazia.
Nigro descrive con ordine matematico e lessico contestuale l’evoluzione del pensiero salveminiano, prendendo le mosse dalla questione pedagogica; di questa si cura l’aspetto più finemente politico, con passaggi sostanziali sul principio di laicità come pietra angolare dell’istruzione: «[...] per Salvemini – analizza Nigro
era necessario costruire una scuola laica che non si esaurisse però in un laicismo avalutativo, significante neutralità politica e religiosa, ma che svolgesse un ruolo di trasmissione e proposizione di un nuovo quadro assiologico, nel rispetto dell’autonomia intellettuale del discente: occorreva cioè creare una scuola educatrice di forti e liberi pensieri».
Sfogliando le pagine dell’opera, di facile e gradevole lettura, riconosco i tratti di una formazione politica approfondita che mi sento di omaggiare suggerendo all’autore una riflessione sul contesto storico in cui Salvemini maturava le proprie teorie sulla laicità dell’istruzione, e fornendo un confronto, spero non troppo ardito, con quanto svolto su altri fronti da Edmondo De Amicis, autore che precede di pochi decenni Salvemini, e che per certi versi ne influenza la crescita.
Entrambi approdati a visioni politiche di stampo socialista, seppur attraverso sentieri diversi, i due pensatori sono indubbiamente figli del Risorgimento italiano, intriso di quella laicità pura e di progresso che aveva caratterizzato le rivoluzioni francese e americana, e che in una Italia in gestazione aveva assunto la forma nobile e retorica del pensiero mazziniano, cui lo stesso Salvemini ha dedicato importanti opere edite nei primi lustri del novecento.
Lo spirito eroico e la tensione morale del risorgimento assumono accenti nazionalistici nell’opera di De Amicis ed in particolare in quello che è il suo scritto più celebre, “Cuore” pubblicato per Treves nel 1886, dove sono ripetuti, con evidente fine pedagogico, i richiami ai grandi temi della famiglia, dell’amor patrio, della convivenza anche affettiva fra ceti diversi, dell’uguaglianza e, dunque, della laicità, talvolta ornata di sfumature anticlericali ed antidogmatiche, ampiamente giustificate dal clima di ostilità fra il neonato Regno d’Italia ed il magistero papale di Pio IX, dopo la presa di Roma del 1870.
L’élite intellettuale del tempo aveva dunque il compito, non necessariamente dichiarato, di riflettere sulla formazione di una nuova cittadinanza, sui famosi italiani “da fare” dopo aver fatto l’Italia, con tanta fatica e digeriti compromessi.
L’influenza dei tempi e del clima descritti non possono quindi essere estranei a Salvemini, che recupera certamente l’enfasi del pensiero laico distribuita da De Amicis, e che con pragmatismo azionista traduce nell’organizzazione della Federazione Nazionale Insegnanti Secondari, prima, e nei progetti di riforma del sistema scolastico, poi.
La lettura di Nigro è nitida e lucida, e mette insieme pensiero pedagogico e visione politica, il cui risultato, per mezzo «[...] dell’elevazione morale e materiale delle masse», non può che essere l’evoluzione della partecipazione del popolo alla vita pubblica, nel solco di un democrazia diffusa che, paradossalmente, di lì a breve avrebbe incontrato la più brusca interruzione a favore di un nuovo credo che traduceva l’istruzione in dottrina.

Mi fermo qui, indirizzando un interrogativo provocatorio all’amico Giovanni Nigro a cui domando se e quanto, scrivendo queste utili pagine nell’anno 2017, abbia ascoltato la disarmonia di riflessioni (che i più presumono) anacronistiche nel tempo del cosiddetto pensiero breve.
Conosco già la sua risposta, e lo ringrazio per averci donato questo lavoro fatto di articolazioni di pensieri composti, che andrebbero iniettate a dosi massicce nelle vene delle nuove generazioni perché non si celi dietro un relativismo di maniera, una sostanziale pigrizia intellettuale, fonte riconosciuta di dissolutezza morale e anticamera delle dimenticate prigioni della libertà.

[di Vincenzo Coppola]

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