Sinossi
Questo è un romanzo formalmente atipico: per la simmetria strutturale delle parti, per le modalità narrative e per i motivi di fondo che lo percorrono dall’inizio alla conclusione. La vicenda prende avvio da un convegno di studi interdisciplinari (organizzato a Punta Ala) sulla problematica dell’accoglienza, della formazione, dell’educazione o rieducazione dei minori che non hanno mai avuto una famiglia, che sono stati allontanati dalla famiglia, privati del naturale contesto affettivo della famiglia. Il convegno è l’occasione dell’incontro tra Rosaspina Graziadei e Giovanni Battista Colasanti. Lei, donna giovane e bella, giudice d’assalto, aggressiva e alquanto trasgressiva. Lui, un quasi quarantenne, tranquillamente frustrato, insegnante di filosofia e pedagogia, incaricato di svolgere una relazione sul ruolo e il valore della paternità, in una società, di fatti, SENZA PADRE, in cui però, il bambino, è quell’essere che dà la mano (per citare l’espressione di un fine psicologo francese dell’età evolutiva) e che cerca proprio la mano del padre. L’occasionale rapporto di lavoro tra Rosaspina e Giovanni, per una sorta di inconscia empatia, evolve nella premessa di un’intesa emotivo-sentimentale che, interrottasi
con la fine del convegno, riprende, due anni più tardi, per l’imperscrutabile congiura del destino e, soprattutto, per l’imperiosa volontà di lei, in una vera e propria passione che coinvolge sensi e sentimenti. Però (attenzione!) non sarà una partita a due: prima avvertito o presentito come un’occulta presenza, dalle quinte dell’ambiguità, della reticenza e della valenza analogica del discorso, irrompe sulla scena Giannino, un bambino, segreto figlio naturale di Rosaspina Graziadei. Egli è portatore di una grave minorazione fisica, che oscura il sole della più bella stagione dell’esistenza. Restituirgli la normalità di un’infanzia mutilata è uno dei pensieri dominanti di Rosaspina che, alla fine, realizza il suo sogno di madre – per l’unicità possente dell’amore materno – eroica, crudele e struggentemente ostinata. Rosaspina vuole dare a Giannino anche un padre, la persona di cui un bambino cerca la mano, e lo identifica in Giovanni Colasanti. Poi interviene la creatività perversa della vita, che colpisce “a tradimento” la povera Rosaspina Graziadei.
Collegate alla storia sentimentale sono le circostanze che, facendo emergere le antinomie della LEGGE, mettono severamente alla prova i doveri istituzionali del giudice e l’umanità complessa e smarrita di Giovanni Colasanti. Concludendo, ci preme sottolineare che in questa storia nulla di quel che accade è gratuito o accessorio e che ogni evento, ogni suo momento è un passaggio obbligato attraverso il quale si compie il destino dei protagonisti: di lui, di lei e di un bambino senza il quale, forse, questo romanzo non sarebbe stato scritto.
Incontro di lavoro a Punta Ala s’ispira al senso profondo del nostro vivere nella molteplicità incontrollabile e imprevedibile delle sue variabili.



