Sinossi
«THE VIDEO GAME. Come la rivoluzione digitale cambia l’arte. E viceversa» è un progetto di ricerca, personale e collettiva, caratterizzata da un lungo periodo di gestazione, ma anche da numerose indecisioni, ripensamenti, confronti, discussioni e riformulazioni. La principale difficoltà, che ho dovuto affrontare quale organizzatore e curatore di questo simposio virtuale, è stata quella di far ben in-tendere a coloro che ho invitato, selezionato e che hanno, follemente ma seriamente, deciso di accompagnarmi in questa impegnativa impresa di pensiero, di arte e di cultura, il senso antropo-sociologico della parola «video game»; che, in questo caso, non definisce unicamente i sistemi interattivi videoludici (i comuni videogiochi, per intenderci), quanto, piuttosto, il più recente — dopo pittura, fotografia e cinema/televisione — mezzo di comunicazione, informazione e formazione visuale di massa, basato su tecnologie digitali. Il “video”-“gioco”, dunque, è sineddoche di tutti quei “device” (dispositivi elettronici) che realizzano, materializzano e diffondono il concetto di una «HMI» — “Human-Machine Interface”, in italiano “Interfaccia Uomo-Macchina” — interattiva diretta ed immediata, quali computer di ultima generazione, smartphone, tablet, console videoludiche fisse e portatili di diversi tipi e con diversi gradi di immersività, visori VR, software applicativi di realtà aumentata, ma anche motori di ricerca, social e metaversi. La diffusione di queste tecnologie ha determinato e continua a determinare, con una gradualità sempre più accelerata, una vera e propria rivoluzione delle modalità di percezione dell’immagine o, lato sensu, delle immagini e, di conseguenza, delle modalità con cui le rielaboriamo, prefiguriamo, restituiamo, disponiamo nello spazio e nel tempo, significhiamo/giustifichiamo, interagiamo con esse o le rendiamo interattive.



