Sinossi
Una storia avvincente, dai risvolti drammatici ma anche permeata dallo spirito, dalla leggerezza e dai vagheggiamenti tipici dell’età giovanile. Ha come sfondo gli anni Sessanta del secolo scorso e racconta le vicende di una famiglia dell’alta borghesia milanese. Si assiste al confronto tra un padre, Àrmin Besozzi, ombroso, duro e taciturno e il figlio, Giuliano, il secondogenito; un ragazzo ipersensibile, intelligente ed estremamente precoce per la sua età. Il giovane è disorientato dal comportamento del padre nei suoi confronti; un atteggiamento che a Giuliano pare del tutto ingiustificato e incomprensibile. L’insofferenza manifestata dal padre, trasformatasi in una disistima che rasenta il disprezzo, senza che nessuno in famiglia ne comprenda la ragione, ferisce nel profondo il figlio adolescente, che saprà comunque reagire, dimostrando una maturità e una determinazione sorprendenti. Questa estraneità affettiva, che si aggiunge a una totale incomunicabilità, porta Giuliano a dubitare dell’identità stessa di suo padre. Chi si nasconde dietro quell’uomo che lui chiamo “padre”? Àrmin è chi dice di essere? Visitando l’Austria, in compagnia dell’amico Itamàr, originario di quel paese, Giuliano scoprirà la sconvolgente realtà che riguarda non solo suo padre ma anche milioni di persone coinvolte in un terribile destino di morte e distruzione. Ciò che Giuliano verrà a sapere di Àrmin e della sua famiglia cambierà per sempre la sua vita. È un racconto di grande tensione emotiva, che porta a confrontarsi con la propria coscienza ma è anche un viaggio della memoria che attraversa un periodo storico (quello che va dal primo dopoguerra del secolo scorso alla fine del secondo conflitto mondiale) inenarrabile, sbalorditivo e impressionante, per le trasformazioni politiche, sociali e del costume che lo contraddistinsero.



