Sinossi
Nella prima parte di questo libro si conduce una critica revisione storiografica sulle origini del castello natio della nobile famiglia Sanseverino, mediante lo studio della documentazione coeva supportato anche dai risultati forniti dalle campagne di scavo eseguite dalla cattedra di Archeologia Medievale dell’Università degli Studi di Salerno negli anni dal 2003 al 2005. La seconda parte, invece, è incentrata sui diversi stili architettonici e sugli ammodernamenti insediativi palesati dagli ambienti che compongono l’intera area castellana, rilevando, per alcuni di loro, discrepanze nei fatti storici ormai universalmente accettati. Con la terza e ultima parte, infine, si pone l’attenzione sul possibile personaggio di casa Sanseverino che per primo introdusse le armi da fuoco nel castrum, fornendo, per giunta, una prima ipotesi sulle probabili tipologie di artiglierie impiegate.
Michele Cerrato. Solofra (AV), 1983. Lauree in Scienze del Turismo a Indirizzo Manageriale e in Scienze Economiche. Fondatore dell’Associazione Storico-Culturale “Troisio de Rota”, ha ricoperto la carica di presidente della sezione sanseverinese dell’Archeoclub d’Italia. Da oltre vent’anni è attivo nel campo dello studio della famiglia Sanseverino e del suo castello natio. Fortemente convinto delle potenzialità turistiche detenute dall’attrattore castello, dal 2009 al 2012 ha curato una rassegna itinerante dal titolo Mostra fotografica documentaria del Castello dei Sanseverino finalizzata alla divulgazione storica del maniero. Nel 2013 ha pubblicato un’opera di carattere divulgativo intitolata Il Castello di Mercato S. Severino. Storia, Archeologia, Ricostruzioni. Promotore di numerose visite culturali gratuite svolte nell’area castellana di San Severino, dal 2012 è direttore artistico degli eventi organizzati dal sodalizio “Troisio de Rota” sul territorio di Mercato S. Severino, prestando particolare attenzione alle rievocazioni storiche a sfondo medievale. Suoi anche diversi articoli di denuncia, apparsi su quotidiani locali e provinciali, contro il mancato recupero, l’abbandono e il forte degrado in cui versa l’importante pieve di San Marco a Rota, già Santa Maria, posta nella frazione Curteri della città irnina. Ha collaborato, inoltre, con varie istituzioni preposte alla cultura e alla tutela e valorizzazione dei Beni Culturali.
1119 aprile (Arca XXI, 19). Rogito redatto da Pietro, notaio del castello di San Severino, innanzi ad Alfiero, giudice del castello di Montoro. Ruggero I, signore per grazia di Dio, figlio del fu Turgisii de predicto castro Sancto Severino de loco Rota, alla presenza del figlio Roberto, suo erede e vicecomite nel castello di Montoro, dona al chierico Abalsamo un terreno con arbusti vitati in pertinenza di Montoro, in località Rubiano, presso a la piscaria. Secondo la legge longobarda (legem Langobardorum), il donatario, in segno di gratitudine, consegna al donatore un tarì d’oro ed un suino “fresenga”. Per il significato di “fresenga”, si veda l‘Appendice fotografico.